Azienda Agricola Amardìa tra le colline della Sicilia Orientale

L’Azienda Agricola Amardìa sorge in un territorio collinare, tappezzato di macchia mediterranea, nell’area di Mazzarrone in provincia di Catania. Alla guida dell’attività c’è Elena, 25 anni, che per tanti anni ha vissuto all’estero studiando prima in Olanda e poi in Inghilterra, dove si è specializzata in Antropologia del Cibo. Nel 2019 ha scelto di tornare in Sicilia, terra d’origine, e lavorare nell’azienda dei suoi genitori, produttori di uva da tavola: dopo un anno di lavoro decide di intraprendere un percorso di formazione legato all’ “agricoltura rigenerativa”, frequentando diversi corsi in  Italia ed in Portogallo. L’Azienda Agricola Amardìa nasce ufficialmente nel 2021 grazie alla determinazione e alla passione di Elena, che coltiva in modo biologico diverse varietà di uva da mosto e da tavola e 5 ettari di uliveto boschivo ricco di mandorli e ulivi selvatici, rovi di more, cespugli di lentisco e palme nane. Abbiamo parlato con Elena per conoscere meglio la sua storia ed i suoi prodotti genuini che racchiudono i sapori del territorio. 

Ciao Elena, ci racconti la tua scelta di tornare in Sicilia e di dedicarti all’agricoltura?

Il mondo dell’agricoltura ha determinato il mio percorso universitario, in Olanda ho studiato World Politics e ho approfondito come la politica Europea si relaziona alle società ed economie rurali. L’agricoltura è stata la mia lente per capire a fondo le dinamiche legate ai flussi migratori e ai tipi di filiere e strategie di mercato che sostengono le popolazioni. Ho fatto un giro lunghissimo per tornare qua, a mettere in pratica la teoria che potrebbe rendere questo settore più sostenibile per l’ambiente e l’agricoltore. Con l’intento di arginare l’erosione e quindi la sterilità dei terreni ho deciso di applicare i principi dell’ “agricoltura rigenerativa” alle mie coltivazioni, cercando di migliorare il suolo con l’aggiunta di materia organica e limitando il più possibile le lavorazioni meccaniche gli agricoltori che lavorano qui sono molto scettici a riguardo. Da più di due generazioni si produce uva da tavola con frese e aratri a sette punti. Queste infatti sono le tecnologie che hanno portato ingenti progressi alla comunità ed incarnano la nuova tradizione, ma come da tradizione si tende a dimenticare i problemi legati a questa gestione: la crescente desertificazione del territorio, il dilavamento dei terreni e la diminuita longevità dei vigneti. Con la mia famiglia, che ha cinquant’anni di esperienza sulla coltivazione di uva da tavola, stiamo insieme lavorando e sperimentando per mandare avanti un nuovo tipo di gestione tra successi ma anche insuccessi.”

Perché hai deciso di entrare a far parte di Biorfarm?

“Condivido moltissimo l’idea di far comprendere al cliente tutto il processo che c’è dietro alla coltivazione biologica, è importante creare un rapporto di fiducia con il consumatore. Ciò che mi ha colpito di più è la scelta di Biorfarm di dare la possibilità al cliente di adottare un albero, perché se adotti una pianta inizi a pensare che quello che mangi è una cosa viva, e magari piano piano si smette di pensare che la frutta sia solo merce. Sensibilizzare le persone al tema della mercificazione dei prodotti agricoli è importante per trovare un’alternativa alla monocoltura e la conseguente perdita di biodiversità. Personalmente mi piace pensare che i miei prodotti abbiano come valore aggiunto il mio impegno per creare degli ecosistemi sani, sostenibili, ricchi di biodiversità ed il recupero di varietà d’uva antiche come il Frappato, lo Zuccarato o il Cardinale”

Con quali aggettivi descriveresti la tua azienda?

“Collinare, assolata, sperimentale.”

Quali sono i progetti per il futuro della tua azienda?

“Mi piacerebbe nel futuro, da qui a 5 anni, infittire con piante da sughero, carrubo, querce, noccioli i cinque ettari di uliveto così da ridare vita alla biodiversità che caratterizzava il territorio. E tutelando tutto ciò, dimostrare ai miei colleghi che non si tratta di un sogno bucolico ma di cure che possono portare del benessere all’agricoltore stesso. Questo richiede esperienza ovviamente, in questo stadio è tutto da sperimentare ed imparare.”

Vorresti condividere una ricetta con i clienti Biorfarm?

 

Ricetta Cuddureddi cotti nel mosto: si tratta di dolci tipici e tradizionali della Sicilia Orientale, la cui preparazione è strettamente legata al periodo della vendemmia e all’utilizzo del mosto ricavato dall’uva. Elena ha condiviso con noi una ricetta scritta a penna dalla nonna, che rispecchia l’autenticità e la particolarità di questo dolce siciliano. Il procedimento richiede tempo e pazienza, ma la fatica e l’attesa verranno ricompensate dal risultato irresistibile al palato! 

Ingredienti per 8 persone:

1 kg Farina di grano duro

300 g Mandorle

q.b. Chiodi di garofano

q.b. Cannella

5 l Mosto 

Prendere l’uva Frappato e spremerla, bollire il succo filtrato con della cenere. Per 5 L di mosto 2 cucchiai di cenere chiusi in un sacchetto di garza o in un panno. Fare raffreddare, colare il liquido ottenuto e lasciare riposare per una nottata intera. Conservare una parte di mosto per impastare gli gnocchetti con la farina di semola da cuocere nel mosto rimanente. Per ogni 500 grammi di farina servono 250 ml di mosto. Rimettere il mosto rimanente sul fuoco e fare bollire per un po’ in modo da farlo restringere di un decimo. Cuocere gli gnocchetti a fuoco basso nel mosto bollente per almeno 20 min. Capirete che sono pronti quando il mosto risulta denso. Condire a piacere con mandorle tostate tritate o intere, cannella e cardamomo o fiori di garofano. Buon appetito!

Oltre alla ricetta dei Cuddureddi cotti nel mosto proposta da Elena, consigliamo l’utilizzo dell’Uva Frappato in cucina per la preparazione di dolci come muffin o crostate gustosissime, oppure come ingrediente per sfiziose insalate con prodotti freschi e salutari: per esempio l’insalata di cavolo cappuccio viola, uva, arance e noci!

Impegno, determinazione e tanto lavoro: l’esperienza di Elena è preziosa fonte di ispirazione per guardare al futuro dell’agricoltura in un’ottica più sostenibile per il nostro pianeta, che necessita di cura e attenzioni. La sua scelta, come quella di tanti altri giovani che decidono di portare avanti un’attività agricola, è un valore aggiunto per la comunità di Biorfarm, che supporta le piccole realtà agricole del territorio riducendo la filiera agroalimentare e garantendo prodotti biologici genuini e di qualità.

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Menù di primavera: scopri i prodotti bio di stagione

È finalmente arrivata la primavera e con lei tanti frutti di stagione pronti per essere utilizzati in cucina! Colora la tua tavola con prodotti bio, libera la fantasia sperimentando ricette gustose e salutari tipiche di questo periodo dell’anno. Lascia alle spalle l’inverno e preparati ad assaporare tutta la freschezza dei profumi e dei sapori tipici della primavera! Sul nostro sito sono disponibili tutti i prodotti di stagione, facili da ordinare, che riceverai direttamente a casa per riempire la tua dispensa con un menù di primavera.

Riempi la tua dispensa con Biorfarm: scegli i tuoi prodotti bio!

Tra i prodotti di stagione che troverai nel nostro biormarket non possono mancare le arance, ottime da consumare a colazione con una spremuta nutriente, che aiuta a ricaricare l’organismo grazie alla presenza di vitamine. Ti consigliamo di accompagnare la tua spremuta di arancia bio allo yogurt magro con aggiunta di frutta secca e un cucchiaino di miele biologico.  

Un altro frutto di inizio primavera è il pompelmo. Adottando un albero di pompelmo sulla nostra piattaforma online riceverai i frutti del raccolto direttamente a casa tua, freschi e genuini.  Il pompelmo può essere usato in cucina per creare un’insalata dal sapore agrodolce con rucola, feta e mirtilli rossi: un piatto semplice e veloce che stupirà i vostri ospiti! 

Il limone, che colora di giallo la vostra tavola, è un frutto che può essere utilizzato in cucina sia per la preparazione di dolci sia da abbinare a piatti salati. Per preparare un secondo piatto sfizioso per il vostro menù di primavera vi consigliamo l’utilizzo del limone per insaporire le scaloppine: il succo di limone donerà un profumo intenso alla vostra ricetta, che potrete completare con una spolverata di pepe e di scorza di limone. 

Per gli amanti dei dolci consigliamo infine di utilizzare le arance per preparare crostate e soffici torte che richiamano i profumi tipici degli agrumi: una merenda ideale e sempre apprezzata.

Non ci resta che augurarvi buon appetito e buon inizio primavera!

 

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Piantare un albero aiuta a ridurre il riscaldamento globale

Gli alberi sono esseri magici… pensiamo a quante cose fanno per noi umani!

Innanzitutto gli alberi (e le piante in generale) rendono possibile la vita sulla Terra: senza di loro non ci sarebbe l’ossigeno attraverso il quale respiriamo. Ci offrono poi cibo, legname, energia, riparo, bellezza, e mille altre cose. In cambio non chiedono praticamente nulla. Sono esseri generosi. Come potremmo non amarli e ringraziarli per tutto ciò?

Un altro importante ruolo delle piante, diciamo “meno famoso”, è la capacità di assorbire anidride carbonica. L’anidride carbonica, o CO2, è uno dei gas serra che stanno contribuendo all’incremento dell’effetto serra e al riscaldamento globale. Ovviamente il responsabile di tutto ciò è l’uomo… e le sue smodate attività industriali non sostenibili. Ma qui apriamo un altro capitolo, e la storia è molto lunga!

Tornando ai nostri amici alberi, come ho già accennato questi riescono in qualche modo a “tamponare” le emissioni di CO2. Come? I processi biochimici che rendono possibile ciò sono difficili da spiegare, si tratta di fisiologia vegetale. Semplificando, possiamo dire che la chiave di volta è la fotosintesi clorofilliana: il meraviglioso modo di nutrirsi delle piante!

Acqua, luce solare ed anidride carbonica sono il pasto quotidiano degli alberi!  L’anidride carbonica assorbita tramite la fotosintesi viene poi “trasformata” ed immagazzinata sotto forma di carbonio nei fusti e nelle radici degli alberi. La parola difficile è “fotoassimilazione della CO2”, il significato facile è che le piante usano l’anidride carbonica dell’atmosfera e la trasformano in energia e biomassa.

Questo ci fa capire che più alberi ci sono e meglio è per l’equilibrio del Pianeta. Certo non basta a bloccare il cambiamento climatico… bisogna innanzitutto ripensare al modello contemporaneo di sviluppo, è fondamentale ridurre il più possibile l’impiego di combustibili fossili, incrementare l’economia circolare, e poi ognuno nel proprio piccolo deve rivalutare (e CAMBIARE) i suoi consumi, riducendo il superfluo ed abbracciando uno stile di vita più green.

E riguardo gli alberi che possiamo fare? Piantiamoli! Piantiamo alberi nei giardini, nei terreni abbandonati, supportiamo progetti di riforestazione o piantumazione.

Un albero appena piantato non può certo competere con i suoi fratelli adulti per quanto riguarda l’assorbimento della CO2. Infatti appena piantato l’alberello impiega tutte le sue energie per crescere, non può pensare ad altro! Ma, man mano che diventa più grandicello il suo tronco si allarga, si ingrandisce la sua chioma, nascono sempre più foglie, le quali effettueranno la fotosintesi, ed aumenterà così la capacità dell’albero di assorbire e immagazzinare grandi quantità di carbonio.

Per diventare “maggiorenne” ed eseguire a dovere il suo lavoro l’albero impiega, a seconda della specie, dai 10 ai 40 anni.  E qui mi viene in mente un celebre proverbio cinese che dice “Il momento migliore per piantare un albero è vent’anni fa. Il secondo momento migliore è adesso”. Quindi se mai piantiamo gli alberi, mai cresceranno e mai inizieranno a fare questo importante lavoro!

Certo ci sono degli alberi “più bravi” di altri nell’assorbire anidride carbonica: parliamo di differenze tra specie diverse, ma anche di differenze tra alberi della stessa specie (dovute alla grandezza della chioma, alle potature effettuate dall’uomo, alle possibili malattie, etc…) Gli alberi delle foreste tropicali sono i primi della classe! Riescono ad assorbire molta più CO2 rispetto agli alberi europei perché il clima in cui vivono è più favorevole a questo processo.

Piantare un albero poi ha anche tanti altri vantaggi: l’incremento della biodiversità, l’aumento del patrimonio forestale sul territorio italiano, la diminuzione del rischio idrogeologico in terreni a rischio (le radici trattengono il terreno e lo stabilizzano, in questo modo si verificano frane e smottamenti di minor entità), nelle città la presenza di alberi riduce le temperature estive e contribuisce a trattenere gli inquinanti atmosferici (le famose polveri sottili). Potremmo parlarne per giorni!

Piantare nuovi alberi quindi è una delle possibili soluzioni efficaci per ridurre il cambiamento climatico. Certo non può da sola risolvere il problema, ma è un importante passo in avanti alla portata di tutti.

Qual è la conclusione di questo discorso? Piantiamola di comportarci male verso il nostro Pianeta e iniziamo invece a piantare più alberi!

 

Valentina Marrone

Responsabile Agronoma Biorfarm

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Bruschetta con Olio Evo Bio

Le ricette realizzabili con L’olio sono davvero numerose ma questo prodotto offre il suo meglio se assaporato a crudo. Quindi abbiamo pensato oggi di proporvi la ricetta più semplice, ma mai scontata o banale, la Bruschetta con Olio Evo Bio: pane caldo insaporito con sale e irrorato con olio crudo che permette di sentire tutto il sapore e le particolarità dell’olio.

 

Cosa serve per praparare la Bruschetta con Olio Bio:

–  Pane

–  Olio Evo Bio

–  Sale

 

Iniziamo!

Per prima cosa dobbiamo tagliare il pane a fette e poi tostarle. Ora potete condire bene un lato della fetta con Olio Evo Bio, per le quantità regolatevi secondo il vostro gusto personale, e alla fine un pizzico di sale.

Il procedimento di per sé è davvero facile, veloce e non servono molte spiegazioni ma ciò che rende speciale la bruschetta, è proprio la sua estrema semplicità e naturalezza, che abbinate ai giusti ingredienti possono trasformarla in una prelibatezza per tutti i palati.

Infatti, una volta realizzata la bruschetta con solo Olio e sale, avete la possibilità di sbizzarrirvi e creare la vostra bruschetta del cuore!

–  Per regalare un pizzico di freschezza, potete farla con i pomodorini a dadini e un pizzico di rosmarino o basilico fresco;

–  Per i palati più forti, potete strofinarla con uno spicchio d’aglio e aggiungere delle scaglie di parmigiano;

–  Per uno spuntino fresco e light, potete spalmarci un formaggio cremoso, come la certosa e poi aggiungere dei pomodorini;

–  Per i più golosi invece, potete arricchirla con salumi o salsiccia e perché non delle verdure miste grigliate.

Insomma le opzioni sono davvero infinite e questo è proprio uno di quei piatti perfetto per accontentare tutti i gusti che non pone limiti alla fantasia del cuoco!

 

E tu? Come preferisci mangiare la tua Bruschetta?

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Arrosto all’Arancia Bio

Arrosto, sughetto invitante e carne succosa: gli ingredienti per una cena perfetta. Oggi vogliamo proporvi questa versione innovativa, con un twist agrumato che regala una nota fresca e un gusto raffinato!

Cosa serve per preparare l’arrosto all’Arancia Bio

Vitellone 1 pezzo di reale 1 kg

Succo d’arancia

Arance Washington 1

Burro 40 g

Olio extravergine d’oliva q.b.

Vino bianco 100 g

Brandy 200 g

Sale fino q.b.

Cipolle bianche 1

Amido di mais (maizena) 2 cucchiaini

Acqua 1 cucchiaino

 

Iniziamo!

Per prima cosa sbucciate l’arancia a vivo e tagliatela a rondelle, tagliate la cipolla e infine legate la carne. A questo punto in un tegame abbastanza grande versate burro e un filo d’olio e aggiungete la cipolla facendola rosolare a fuoco dolcissimo, poi alzate il fuoco, adagiate l’arrosto e lasciatelo rosolare a fuoco vivace su ogni lato.

Quando l’arrosto sarà cotto a sufficienza, trasferite la carne e le cipolle in una teglia da forno e aggiungete in superficie le fettine di arancia pelate a vivo. Infornate il tutto in forno statico preriscaldato a 170° e cuocete per circa 40-45 minuti.

Durante la cottura irrorate di tanto in tanto la superficie con il fondo.

Ora la carne è pronta per essere tolta dal forno e trasferita su di un foglio di stagnola rivestito internamente con carta forno.

Per il sughetto, prendete le cipolle e le arance cotte insieme all’arrosto e mettetele in un tegame e aggiungete succo d’arancia, brandy e il vino bianco e un pizzico di sale e lasciate cuocere finchè la componente alcolica non sarà evaporata. A questo punto aggiungete un composto di acqua e due cucchiaini di maizena e lasciate addensare.

Gli ingredienti principali sono finalmente pronti per essere messi insieme!

Prendete l’arrosto, eliminate lo spago che avvolge la carne e affettatela. Non vi resta che adagiare le fettine di carne su un piatto e irrorare la superficie con il sughetto preparato.

 

Et Voilà, il vostro piatto è servito!

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L’azienda Cosmobio di Carmelo e Giovanna

L’azienda Cosmobio, situata a Palagianello in provincia di Taranto, porta avanti una tradizione agricola di generazione in generazione, a partire dai nonni di Carmelo, attuale responsabile dell’attività insieme alla moglie Giovanna. La particolarità del territorio dove si estendono le coltivazioni, all’interno del Parco delle Gravine e a 130 mt sul livello del mare, regala un clima mite che favorisce diversi tipi di coltivazione: oltre alle fragole, Carmelo produce l’antica varietà di uva “pizzutella” e il grano duro pugliese, da cui si produce un tipo di pasta biodinamica, a basso contenuto di glutine. 

Oltre allo stile di vita promosso da Carmelo e la sua famiglia, che mira ad un tipo di coltivazione biologica, sana e nutriente, c’è un altro aspetto affascinante dell’azienda Cosmobio che riguarda il modo in cui vengono coltivate le fragole: infatti, entrando all’interno dell’azienda si è accolti da una melodie dolce e soave, proveniente dai terreni. Tra i campi coltivati è infatti presente un impianto audio che trasmette musica a 432 Hz durante alcune ore del giorno, principalmente all’alba, la cui frequenza stimola naturalmente gli ormoni delle fragole, che favoriscono un tipo di pianta più stabile, resistente agli sbalzi termici, oltre che una fioritura omogenea. Il risultato è una fragola gustosa, nutriente e rinfrescante, pronta per essere assaporata per il periodo estivo!

Ciao Carmelo, benvenuto in Biorfarm! Come mai hai deciso di intraprendere questo percorso?

“Già da molti anni avevo in mente di vendere online, ma per mancanza di tempo non sono mai riuscito a completare questo progetto. Con Biorfarm ho avuto l’occasione di entrare in una piattaforma commerciale online a mio parere molto utile, che sarà sicuramente una buona base per il futuro dell’agricoltura

Cosa ti ha colpito di noi e cosa pensi di portare di unico nella nostra famiglia?

“Mi ha colpito la vostra serietà e l’organizzazione. Apprezzo molto il vostro modo di organizzare e di mandare avanti il lavoro. Quello che penso di portare di unico in Biorfarm sono le mie fragole, che sono molto particolari e buonissime.”

Quali aggettivi sceglieresti per descrivere la tua azienda?

Multifunzionale e tendenzialmente a ciclo chiuso.

Biorfarm è nota perché gli agricoltori hanno la possibilità di condividere quello che fanno, cosa ti piacerebbe condividere con i tuoi Biorfarmers?

Mi piacerebbe condividere il nostro lavoro e le nostre novità… abbiamo sempre nuovi progetti. Sarebbe bello condividere un progetto dall’inizio, per capire quando funziona e come può andare avanti. È molto importante l’opinione dei nostri consumatori.”

Quanto è importante il rapporto diretto tra agricoltore e cliente?

“Molto importante. Anni fa, quando stavo in società con i miei fratelli, avevamo avviato un punto di vendita in città ed è stata una bellissima esperienza, anche se molto faticosa. Da lì ho capito l’importanza del collegamento diretto con il consumatore. La vendita diretta senza passaggi agevola sul prezzo giusto e aiuta a crescere. Chi sta in mezzo alla filiera spesso non comunica quello che il consumatore finale vuole veramente, invece il confronto diretto con il cliente aiuta a crescere, aiuta moltissimo a capire le esigenze dei consumatori. Sono sicuro che in molti sono interessati a conoscere meglio il funzionamento dell’azienda e l’esperienza sul campo. Poter raccontare il nostro lavoro spesso ha più valore di qualsiasi certificato!

Le piacerebbe condividere con noi la sua ricetta preferita con i suoi prodotti?

Marmellata di fragole

Dosi: 1kg di fragole, 500g di zucchero di canna integrale

Procedimento: pulire e lavare le fragole, in un recipiente mettere zucchero e fragole tagliate a pezzetti far macerare per 24 ore corservandole in frigorifero e amalgamandole ogni tanto. Avvenuta la macerazione si separa il succo dalle fragole, il succo si fa bollire per 15 minuti circa ottenendo lo sciroppo che si userà per bevande fresche o per fare la bagna alle torte. Le fragole passeranno alla cottura andranno cotte a fuoco basso, a fine cottura si può scegliere di lasciare la marmellata così com’è o di frullarla con un frullatore ad immersione.

Crostata con marmellata alle fragole

Dosi: 350g di farina,150g di zucchero, 75g di burro (sciolto a temperatura ambiente), 1 uovo, mezzo bicchiere di latte, mezza bustina di lievito e la scorza di 1 limone grattugiato. 

Procedimento: sulla spianatoia mettere prima la farina con la mezza bustina di lievito, lo zucchero, l’uovo e la scorza grattugiata del limone iniziare ad impastare aggiungendo il burro ed infine il latte. Tirare una sfoglia di 1 cm ricordando di lasciare un po’ di pasta per decorare la crostata, foderare uno stampo per crostate di 23/24cm di diametro, farcire con marmellata alle fragole e decorare con strisce ricavate dalla pasta conservata prima, cottura in forno a 150/170 gradi.

 

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Yogurt con granola fatta in casa e Kiwi Bio freschi

Ebbene sì, ormai lo sappiamo tutti: la colazione è il pasto più importante della giornata!

Una corretta ma ricca colazione è essenziale per una sana alimentazione equilibrata e, per far sì che dia il giusto via alla nostra giornata, deve anche essere anche un piacere.
Questa è una ricetta che potrai ricreare in moltissime variazioni modificandola secondo i tuoi gusti ed è una soluzione sana, gustosa e velocissima da preparare: yogurt naturale con granola e frutta fresca.

Ogni ingrediente ha la sua funzione: lo yogurt è ottimo per la regolarità intestinale, e la scelta migliore è lo yogurt naturale o greco, la granola è ricca di carboidrati, proteine, fibre e grassi sani, oltre a una grande varietà di sostanze nutritive perfette per iniziare al meglio la giornata e infine la frutta ricca di vitamine, minerali e fibre.

Conoscete una combinazione migliore?

 

Cosa serve per preparare lo yogurt con la granola e Kiwi Bio

400 g di yogurt naturale o greco
6 cucchiai di granola
3 kiwi

 

Cominciamo!

Per prima cosa sbucciate i kiwi e tagliateli a dadini. A questo punto versate nei bicchieri qualche cucchiaino di granola, due cucchiai abbondanti di yogurt, metà dei Kiwi precedentemente tagliati, un cucchiaio di yogurt, e finite con un altro cucchiaio di granole e i kiwi rimanenti.

La vostra deliziosa colazione è pronta per essere gustata subito.

Buon appetito!

 

P.S. Questa ricetta è perfetta per la colazione ma anche per una merenda. Se decidete de servirla agli amici, potete dedicare un po’ più di tempo anche alla presentazione, magari tagliando delle fette di kiwi e usandole come decorazione sui lati dei bicchieri… Insomma siete liberissimi di creare e sperimentare come volete non solo sulla presentazione ma anche sui frutti che volete utilizzare.

Se siete interessati alla ricetta della Granola, fatecelo sapere e saremo felici di proporvi la nostra versione tutta Bio!

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Risotto al Bambù – Sisters Cooking With Love

Oggi proponiamo l’ abbinamento riso-bambù. Da una parte il riso, pianta erbacea della famiglia delle graminacee, è il cereale più diffuso al mondo, ricco di vitamine che lo rendono indispensabile nella prevenzione dell’influenza. Dall’altra il bambù, un altra graminacea ricca anch’essa di proprietà benefiche per l’organismo. I germogli di bambù per esempio, tra i tanti principi, hanno un basso indice glicemico e sono ricchi di fibre e di sali minerali.

Cosa serve per il Risotto al Bambù (ingredienti per 4 persone):

5/6 Germogli di bambù (il numero può variare a seconda della grandezza)

sale q.b.

olio EVO q.b.

erbe aromatiche

mezzo bicchiere di vino

350g di riso Arborio

pecorino romano q.b.

Cominciamo!

Il bambù deve essere pulito e tagliato. Se è la prima volta e non sapete come si fa, potete seguire le istruzioni indicate da Biorfarm in questo video.
Dopo averlo tagliato a pezzettini, farlo bollire fino a quando non si ammorbidisce. Il tempo dipende dalla grandezza dei germogli. Scaldarlo poi in una pentola antiaderente con un po’ di sale e un filo d’olio.

Versare un filo d’olio EVO in una pentola antiaderente.. A parte far bollire acqua con erbe aromatiche e sale in modo da preparare un brodo leggero (in alternativa potete usare il classico dado).
Aggiungere il riso nella pentola e cuocere sfumando di tanto in tanto con il brodo e il vino, alternandoli fino alla cottura.
Nel frattempo, mettere i germogli di bambù cotti in un mixer e frullare. Una volta cotto il riso, aggiungere il bambù nel risotto e mantecare con un po’ di pecorino.
Guarnire con qualche germoglio prima di servire.
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Api a rischio: il ruolo degli insetti impollinatori per l’ambiente

Negli ultimi anni in Europa sono stati avviati diversi studi di ricerca per approfondire e dare una risposta concreta ad un problema troppo spesso ignorato: la lenta scomparsa delle api nel nostro ecosistema.

I dati forniti dagli esperti del settore evidenziano un drastico aumento delle morti in massa di api ogni anno, sia nel periodo invernale che in primavera-estate. Le api a rischio di estinzione rappresentano un grave problema per il nostro pianeta e per tutti i suoi abitanti: gli insetti impollinatori sono infatti fondamentali per il funzionamento degli ecosistemi e sono importanti agenti di biodiversità. 

Oggi vorremmo parlarvi non solo del ruolo chiave degli impollinatori per la sostenibilità ambientale e il nostro fabbisogno quotidiano, ma anche delle cause che stanno alla base del fenomeno delle api a rischio.

Perché le api sono fondamentali per il nostro pianeta?

Le api hanno un ruolo centrale all’interno del nostro ecosistema grazie alla loro attività di impollinazione, fondamentale per la biodiversità del nostro pianeta: durante la raccolta del nettare di fiore in fiore, le api favoriscono infatti la fecondazione e la riproduzione delle piante tramite la creazione di nuovi semi. 

In pochi sanno che circa il 70% della produzione agricola mondiale dipende dal ruolo chiave delle api, essendo moltissime le tipologie di piante che confidano nell’impollinazione che avviene grazie all’intervento degli insetti impollinatori.  La scomparsa delle api mette quindi a rischio il nostro sistema alimentare per quanto riguarda tutti i tipi di colture agrarie legate al processo di impollinazione: cereali, frutta, verdura e i foraggi per gli allevamenti.

La graduale scomparsa delle api nel nostro ambiente potrebbe coincidere in futuro con una difficile reperibilità di prodotti di qualità, sia per quanto riguarda le diverse varietà di miele sia per le varie tipologie di frutta e verdura.

Quali sono i fattori che determinano la graduale scomparsa delle api?

Se siamo arrivati ad una situazione così grave, in cui le api a rischio sono sempre di più e l’ambiente inizia a risentire di questa perdita, la colpa è da attribuire a diversi fattori. Innanzitutto agli effetti del cambiamento climatico, che ha portato ad un cambio repentino delle stagioni, disorientando il lavoro dell’ape durante l’impollinazione. L’aumento delle temperature spinge le api a cambiare il proprio habitat spostandosi continuamente, per trovare un clima più fresco; in più, l’arrivo in anticipo della primavera fa sì che il polline sia a disposizione degli insetti quando questi ultimi non sono preparati a raccoglierlo. Il riscaldamento globale è inoltre responsabile del proliferare di specie invasive, i cosiddetti “parassiti dell’alveare”, che danneggiano gravemente le api.

Un altro fattore problematico per la sopravvivenza degli insetti impollinatori è l’utilizzo di alcuni tipi di pesticidi, che danneggiano particolarmente le api, e le pratiche di agricoltura intensiva, che deteriorano il loro habitat naturale ostacolando il normale processo di impollinazione. 

Nel nostro piccolo, ognuno di noi può dare il proprio contributo per cercare di combattere la possibile scomparsa di questi insetti così essenziali per il nostro ecosistema: impegnarci a supportare gli apicoltori locali, i contadini delle piccole aziende, comprare il loro miele, diffondere il senso di responsabilità nei confronti dell’ambiente e aiutare a rispettarlo!

 

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Crostata alla crema di Arance Vaniglia Bio

Una delle torte più comuni e amate da tutti noi: La crostata. Una base di deliziosa pasta frolla, una delle basi più utilizzate in pasticceria, preparato con farina, grassi, uova e zuccheri accompagnata da una deliziosa crema all’arancia!

Cosa ti serve per preparare la crostata all’Arancia Vaniglia Bio:

PER LA PASTA FROLLA

200 g di farina

80 g di burro

110 g di zucchero

1 uovo

1 tuorlo

sale

PER LA CREMA ALL’ARANCIA

2 Arance Vaniglia Bio

2 uova

150 g di zucchero semolato

1 cucchiaio di maizena

60 g di burro

100 g di scaglie di mandorle

zucchero a velo

INIZIAMO!

Per prima cosa dovete preparare la pasta frolla: lasciate ammorbidire il burro a temperatura ambiente così poterlo amalgamare con più facilità agli altri ingredienti.

Ora mescolate farina e zucchero insieme e disponeteli a fontana su un piano e mettete al centro il burro a pezzetti, l’uovo intero più un tuorlo e un pizzico di sale e iniziate a lavorare rapidamente gli ingredienti con le mani fino ad ottenere un impasto omogeneo.

A questo punto il lavoro è fatto: avvolgete la pasta nella pellicola trasparente e lasciatela riposare in frigorifero almeno per un’ora e potete con calma passare alla preparazione della crema all’Arancia Bio dopo aver acceso il forno per farlo preriscaldare a 200°.

Per prima cosa sbattete a parte le uova e subito dopo in una pentola portate a leggera ebollizione la scorza grattugiata di un’arancia con il suo succo filtrato, lo zucchero semolato, la maizena setacciata e le uova precedentemente sbattute a parte.

Quando il composto si sarà addensato leggermente, aggiungete il burro e amalgamate con una spatola per poi fare raffreddare completamente.

Ritirate la pasta, eliminate la pellicola, tiratela con il matterello a sfoglia di alcuni millimetri e adagiatela in una tortiera imburrata.

Tagliate la seconda arancia a fettine sottili e cospargetele di zucchero a velo prima di versare la crema d’arancia nella tortiera. Ora distribuite le fettine e cuocete in forno per 25 minuti.

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