Orti urbani: cosa sono e quando nascono

Coltivare la terra sembra essere tornato di moda. Gran parte del merito di questo ritorno alle origini va a una serie di fenomeni che stanno aumentando la consapevolezza nei confronti dei benefici di una vita salutare e a contatto con la natura. Anche e soprattutto in città, dove ormai gli orti urbani sono diventati una realtà consolidata, come dimostra il crescente impegno di associazioni e amministrazioni pubbliche verso una soluzione che più di altre promuove lo sviluppo sostenibile, crea reti economiche solidali e, più nello specifico, si è dimostrata ampiamente capace di favorire la riscoperta dei legami sociali tra le persone. Ma partiamo dall’inizio e vediamo cosa sono di preciso, quando nascono e quali caratteristiche hanno gli orti urbani.

 

Gli orti urbani: cosa sono? Quando e come nascono? Qual è lo stato dell’arte in Italia?

Un orto urbano è uno spazio verde di proprietà comunale e di dimensione variabile la cui gestione è affidata per un periodo di tempo definito ai singoli cittadini, più spesso riuniti in specifiche associazioni.

I beneficiari – tipicamente coltivatori non professionisti – ricevono in concessione questi spazi per uno o più scopi predefiniti, primo fra tutti quello relativo alla produzione di fiori, frutta e ortaggi che serviranno a soddisfare i bisogni degli assegnatari.

Sebbene possa essere dislocato ovunque all’interno del territorio cittadino, molto spesso un orto urbano si trova in aree periferiche, ossia lì dove il Comune è facilitato nel concedere la gestione di piccoli appezzamenti di terreno tramite un bando e dietro il pagamento di un affitto poco più che simbolico. Non solo: spesso, come ad esempio accade a Novara o in altre città d’Italia, il Comune si affida agli orti urbani come strumento concreto per combattere il degrado in specifiche aree periferiche, che proprio grazie a questo tipo di attività possono essere riqualificate in breve tempo.   

I vantaggi della presenza di un orto urbano in città sono diversi: dalla riscoperta del valore della terra, alla collaborazione tra cittadini e agricoltori  per produrre frutta e verdura fresca, l’elenco è lungo. Ma non è tutto: iniziative simili sono di aiuto alle nuove generazioni, in quanto le sensibilizzano rispetto a idee di città più sostenibili e “green”, ma anche agli adulti o agli anziani che attraverso gli orti urbani hanno la possibilità di fare attività fisica all’aria aperta e produrre alimenti nutrienti senza l’uso di sostanze chimiche e pesticidi.

 Spesso si pensa che l’orto urbano sia un’invenzione contemporanea, quando invece la sua presenza in città ha radici piuttosto lontane. Infatti, se prima dell’era industriale era piuttosto comune ospitare orti coltivati all’interno delle aree cittadini, anche come forma di tutela del patrimonio verde, è stato con la crescita degli agglomerati cittadini e la migrazione di massa dalla campagna alla città che l’equilibrio si è rotto. La superficie cittadina adibita a campi coltivati è calata drasticamente, per cui sin da subito si è reso necessario trovare un nuovo equilibrio. Fu così che nacquero i primi progetti di orti urbani.    

Le origini degli orti urbani

I primi orti urbani nascono nel corso del XIX secolo. Verso la metà dell’’800, infatti, nascono i primi Kleingarten tedeschi, spazi riservati esclusivamente ai bambini. Ma è verso la fine dello stesso secolo che l’idea inizia stabilmente a diffondersi attraverso i Jardin Ovrieurs. Nati dall’attività del Monsignor Jules Lemire, politico e uomo di grande cultura, questi giardini operai avevano un duplice obiettivo: coltivare l’orto come possibile fonte di risorse economiche e alimentari, ma di considerarlo anche come forma di sviluppo e di arricchimento del rapporto famigliare. Infatti, il motto dei Jardin Ovrieurs era: “Il giardino è il mezzo, la famiglia è lo scopo”.

 

Gli orti urbani in Italia

In Italia gli orti urbani nacquero nel bel mezzo della Seconda Guerra Mondiale quando fu lanciata una campagna per gli Orticelli di Guerra: tutto il verde pubblico, in buona sostanza, venne messo a disposizione della popolazione per coltivare verdure e legumi, con l’obiettivo finale di non lasciare incolto neppure un lembo di terra.

Conclusosi quel periodo storico, non seguirono altre esperienze analoghe nel nostro Paese, almeno fino ai nostri giorni, quando associazioni e gruppi di cittadini hanno iniziato a pensare agli orti urbani come mezzo per rilanciare l’agricoltura biologica e promuovere un nuovo tipo di socialità.  

Arriviamo quindi ai tempi più recenti. Se nel 2011 era possibile assistere e partecipare a simili iniziative solo nelle grandi città o in piccoli e sperimentali spazi, già nel 2013 una ricerca della Coldiretti segnalava che la quantità di territorio dedicato agli orti urbani aveva raggiunto il record di 3,3 milioni di metri quadri di terreno triplicando il risultato dei due anni precedenti (1,1 milioni di metri quadri).

La crescita degli orti urbani sta raggiungendo dimensioni record. Come conferma un’altra ricerca di Coldiretti, nei principali capoluoghi d’Italia si è assistito a una crescita del 36,4% in soli 5 anni. Tra piccoli appezzamenti e spazi riservati alla coltivazione famigliare, i dati Istat del 2017 ci dicono che il fenomeno “urban farmers” in Italia è guidato dall’Emilia Romagna, con i suoi 704 mila metri quadrati di orti urbani, seguita dalla Lombardia (193 mila metri quadrati) e dalla Toscana (170 mila). Chiudono il quintetto il Piemonte e il Veneto, che registrano rispettivamente 144 mila metri quadrati e 106 mila metri quadrati. Nel Centro e al Sud il fenomeno è più contenuto, ma non per questo meno importante: il plauso va alle Marche (104 mila metri quadrati), ma anche alla Campania (116 mila metri quadrati).    

Ma perché le persone che vivono in città amano così tanto coltivare la terra? Presto detto: secondo le prime analisi, il 25,6% degli intervistati dice di essere mosso dalla voglia di mangiare prodotti sani e genuini, il 10% per passione e il 5% per risparmiare sulla spesa di casa.

 

Gli orti urbani fanno bene all’economia e alla società

Tutela della biodiversità agricola, riduzione della produzione di rifiuti. Ma anche la voglia di fare qualcosa per i problemi climatici, di combattere l’esclusione sociale e la solitudine tipica degli agglomerati urbani, o di spendere meno grazie a una filiera agroalimentare corta. Sono tutti benefici derivanti dalla presenza degli orti urbani in città.

Il riconoscimento ufficiale è arrivato da SustUrbanFoods, progetto a cui partecipa l’Alma Mater di Bologna e finanziato dall’Unione europea, finalizzato a quantificare l’impatto economico e sociale degli orti urbani e dei nuovi spazi pubblici adibiti all’agricoltura sostenibile in tutta Europa.

Gli orti urbani aiutano l’ambiente e fanno bene allo sviluppo economico e sociale del territorio. Promuovono la biodiversità e ci fanno bene, perché portano sulla nostra tavola frutta biologica e senza pesticidi. Per dare l’idea dell’efficienza di un orto urbano, ricordiamo che bastano circa 10-20 metri quadrati di terreno per produrre sufficiente verdura per una persona per un anno intero.

Inoltre, gli orti urbani fanno bene alla regolazione del microclima locale, per il quale l’aumento delle aree verdi è un toccasana. Non solo: gli orti urbani sono uno strumento potentissimo per l’inclusione sociale e la crescita di nuovi gruppi di persone attive, accomunate dal desiderio di vivere sani, in un ambiente accogliente e a stretto contatto con la natura.

 

In aumento i bandi comunali per l’assegnazione degli orti urbani

Come abbiamo detto, l’interesse di Comuni e amministrazioni locali per gli orti urbani è in aumento. Lo dimostrano i numerosi bandi pubblicati per sostenere questo tipo di iniziativa. Reggio Emilia, per esempio, ha appena fatto sapere che sta partendo la formazione di graduatorie per l’assegnazione dei terreni comunali da adibire a orto urbano. E anche Torino si sta attrezzando, con un piano per realizzare orti e frutteti sociali da assegnare in seguito a cittadini, associazioni e volontari che saranno chiamati a curare questi spazi pubblici e a mantenerli produttivi. In Versilia è in dirittura d’arrivo un piano per realizzare 28 nuovi orti urbani, di cui 16 orti terapeutici, ossia dedicati alla coltivazione di frutta biologica e verdura come attività in grado di aiutare persone in difficoltà.  

Queste sono solo alcune delle iniziative più recenti di sostegno agli orti urbani, anche come strategia per favorire la nascita di una cittadinanza più attiva e consapevole.  

Ci piace credere che il successo e la diffusione degli orti urbani in Italia aumenti ancora. In ballo c’è la possibilità di creare un futuro a misura d’uomo in cui qualità del cibo, attenzione per l’ambiente la fanno da padroni. Sono valori in cui crediamo fortemente, altrimenti non avremmo mai immaginato un progetto che aiuta le persone ad adottare un albero e a ricevere in cambio frutta biologica fresca e nutriente a un prezzo equo. La speranza è che ora gli orti urbani prendano sempre più piede, così come la consapevolezza nei confronti di un futuro sostenibile.      

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Mollo tutto e divento agricoltore

Le storie sono tante, tutte unite da unico filo rosso. O meglio, verde. C’è l’architetto che lascia New York per tornare in Lombardia e prendere in mano le redini dell’azienda agricola di famiglia. C’è l’ingegnere elettronico che decide di cambiare vita: torna in Sicilia e diventa agricoltore dopo anni passati in ufficio davanti al computer. Il consulente finanziario che molla tutto, dice di no alla sua vita precedente e si dedica al 100% alle sue terre in Calabria, così come il laureato in Medicina che lascia l’ospedale per coltivare frutta biologica.  

Questi sono solo alcuni esempi, perché in realtà là fuori c’è un esercito di Millennials che torna alle origini e si reinventa una professione nel mondo dell’agricoltura biologica. Una speciale classifica che vede protagonisti gli Under 35 e nella quale l’Italia vince la medaglia d’oro. Siamo infatti il primo paese d’Europa per numero di giovani che scelgono di cambiare vita e diventare agricoltori biologici. Li chiamano Millennial Farmer: in tutto gestiscono circa 60 mila imprese agricole, che aumentano di 3.600 unità l’anno.

Under 35 e Agricoltura 4.0: chi sono i Millennial Farmer

Paolo dell’Azienda Agricola Biologica Rossi

L’identikit di questo nuovo agricoltore bio ed estremamente tecnologico è presto scritto. Il 25% dei giovani italiani che decide di tornare alla terra è laureato, addirittura l’80% si muove spesso tra l’Italia e l’estero alla ricerca di nuovi mercati e opportunità di lavoro. L’Unione europea, in questo caso, a loro ci ha pensato: per consentire di aprire un’attività agricola ha stanziato fondi  tramite il cosiddetto FEASR (Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale) e, secondo i primi dati, solo negli ultimi due anni circa 30 mila giovani imprenditori agricoli hanno potuto beneficiare degli aiuti di Bruxelles: più della metà risiedono nel Sud o nelle isole, con una forte preponderanza di Sicilia e Puglia, mentre il 40% delle domande accettate proviene in egual misura da Nord Italia e Centro.

Ma chi sono i Millennial Farmer? Presto detto: al di là di rappresentare un fenomeno molto interessante che antepone la qualità della vita e la ricerca di nuovi stimoli a un’esistenza sempre più tecnologica e stressante, i giovani Under 35 che tornano alla terra rappresentano il principale elemento di trasformazione del settore Food nel mondo. Grazie a una mentalità profondamente internazionale e radicata nei meccanismi della società globale, possono incidere in maniera significativa nel settore agroalimentare, dettare nuove tendenze, disegnare nuovi trend produttivi e di creazione del valore. Non solo: la loro abitudine ad aver a che fare con la tecnologia li rende i più adatti a incarnare il motto “think global, act local”. In poche parole, i Millennial Farmer si candidano a buon titolo a diventare i nuovi Agricoltori 4.0, difensori della qualità del prodotto e della biodiversità agricola.

Come sta cambiando il settore agricolo

Girolamo ed Eleonora dell’Azienda Agricola Biologica Giambanco

Il comparto agricolo appare vivere oggi un momento di profondo cambiamento rispetto al recente passato. Non è un caso che per la prima volta dopo anni, anche secondo quanto emerge dal Rapporto Svimez Ismea, la crescita economica del Sud Italia nel comparto agricolo superi addirittura quella del Centro-Nord. Parallelamente, come abbiamo visto, l’interesse dei giovani per questo comparto è sempre maggiore. Gli aiuti strutturali e gli incentivi da parte di enti ed organizzazioni nazionali e comunitarie a sostegno di coloro che intendono cambiare la propria vita in meglio e diventare agricoltori sono in continuo aumento.

Quanto alle motivazioni profonde che spingono a questo tipo di scelta, di sicuro quella di coniugare e far convivere in armonia la produzione di frutta e verdura bio con le più recenti innovazioni tecnologiche è la prima in ordine di importanza, seguita a poca distanza dal desiderio sempre più diffuso di vivere in modo più sostenibile rispetto a quanto ci obbligano determinati modelli. In tutto questo cambiamento, che sta per influire sul settore agricolo nel suo complesso, c’è chi riesce a migliorare i ricavi delle proprie terre attraverso i nuovi strumenti destinati all’agricoltura di precisione, chi estende il proprio mercato offrendo i propri prodotti sul Web o lanciando i propri e-commerce e chi, come Biorfarm, si propone di eliminare l’enorme distorsione rappresentata da una lunghissima filiera di produzione e vendita che danneggia i piccoli produttori e i consumatori finali e, dall’albero alla nostra tavola, fa aumentare il prezzo della frutta biologica certificata fino a 10 volte.

 

Giovani imprenditori agricoli: i perché di una scelta

Giuseppe e Francesca dell’Azienda Agricola Biologica Leone

C’è poi un trend molto interessante, che abbiamo avuto modo di rilevare più volte, anche durante i nostri colloqui alla ricerca di nuovi agricoltori biologici: la passione per la terra e l’attaccamento ai propri luoghi di origine sono alcune delle motivazioni principali e più frequenti per i cosiddetti agricoltori di seconda e terza generazione, figli e nipoti di agricoltori che, a differenza di quanto accadeva fino a pochi anni fa, scelgono di continuare il lavoro dei loro antenati.

La vera novità, tuttavia, è rappresentata dagli agricoltori di prima generazione. Coloro il cui passato non è legato all’agricoltura ma che, per necessità o per la natura anticiclica del comparto agricolo, che non segue rigidamente l’andamento generale dell’economia e, quindi, è tutto sommato slegato dai trend di crisi tipici di altri settori economici e produttivi, riesce ad assorbire forza lavoro espulsa da altri settori.

Il ritorno alla terra da parte dei giovani non è più una scommessa o un trend in fase embrionale, come confermano i dati: è piuttosto un fenomeno che si sta consolidando e si appresta al proverbiale salto di qualità. Al punto che, più di un anno fa, la stessa Coldiretti ha realizzato un video molto simpatico con le linee guida per diventare giovani imprenditori agricoli.

 

 

 

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Il Richiedi Frutta: scopri cos’è e come funziona!

Hai adottato uno dei nostri alberi e hai già finito la prima consegna di frutta Bio legata alla tua adozione e ne desideri ancora?

Ti è piaciuta così tanto che ne vuoi altra o vuoi farla provare ai tuoi parenti e amici?

Non sei riuscito ad adottare un albero a cui tenevi particolarmente, ma muori dalla voglia di assaggiare la sua frutta Bio?

Oppure hai già sentito parlare di una nuova funzionalità di Biorfarm, ma hai ancora qualche dubbio su come questa funziona?

Se la risposta a tutte o ad una sola di queste domande è , allora questo post fa al caso tuo. Perché? Perché illustreremo la funzionalità preferita dai nostri utenti:  il “Richiedi frutta”!

 

 
 

Cos’è il Richiedi Frutta?

E’ una funzionalità di Biorfarm che ti permette di sfruttare al massimo i benefici di far parte di una vera community di piccoli agricoltori Biologici sempre a tua disposizione. Garantendoti la possibilità di richiedere loro – quando vuoi e nella quantità che preferisci – la consegna della loro frutta.

Il Richiedi Frutta è disponibile per tutti i nostri utenti, indipendentemente se tu abbia adottato o meno quell’albero. E’ attivabile dal tuo agricoltore durante il periodo di raccolta e chiude al terminar della frutta.

A cosa serve?

Il Richiedi Frutta nasce inizialmente con l’obiettivo di permettere ai nostri Bior-farmers di richiedere ai nostri agricoltori di raccogliere altra frutta dal loro campo, in modo da riceverne altra una volta ricevuta la prima consegna inclusa nel costo di adozione.

Presto, in seguito alle richieste da parte della Comunità, sarebbe diventato utile per richiedere della frutta agli agricoltori della Comunità in tutti quei casi in cui per un motivo qualsiasi non si è adottato quell’Albero.

Come faccio a sapere quando sarà attivo?

Il Richiedi Frutta è attivabile direttamente dai nostri piccoli agricoltori Bio durante il periodo di raccolta della frutta di ogni albero.

Di solito, l’attivazione avviene una volta che l’agricoltore ha completato tutte le prime consegne di frutta incluse nelle diverse tipologie di adozione.

Riceverai sempre una mail poco prima dell’attivazione e potrai sempre verificarne lo stato all’interno dell’account o contattandoci.

Come funziona il Richiedi Frutta?

Richiedere altra frutta ai nostri agricoltori è semplicissimo e non importa se tu abbia già adottato quell’albero o se invece non lo stesso è presente nel tuo campo. Basteranno comunque meno di 5 click.

A) Ho già adottato l’albero ed ho già ricevuto la prima consegna di frutta: il Richiedi Frutta dal Campo.

Se l’albero di cui vogliamo altra frutta è già presente nel tuo campo digitale perché lo hai precedentemente adottato, allora non dovrai fare altro che utilizzare il Richiedi Frutta dal Campo seguendo i passi elencati qui in basso:

  1. Accedi al tuo account
  2. Seleziona nel menù in alto l’opzione “Richiedi frutta” a destra de “Le mie Adozioni”
  3. Clicca su “Dal mio campo“.

Se l’opzione  è attiva, potrai richiedere la quantità di frutta desiderata selezionando il pacchetto che preferisci. Come vedrai, dal momento che hai già adottato l’albero, il contributo richiesto dal tuo agricoltore sarà vantaggioso, fino al 20% più basso rispetto al costo di adozione.

Finché l’opzione sarà attiva, potrai sempre richiedere frutta!

B) Uno dei nostri agricoltori sta raccogliendo e spedendo la sua frutta, tu vorresti provarla ma non hai adottato uno dei suoi alberi: il Richiedi Frutta dalla Comunità.

Se siamo nel periodo di raccolta e spedizione di un albero che non hai adottato, ma sei curioso di assaggiare comunque i suoi frutti, allora il Richiedi Frutta dalla Comunità è la tipologia che fa al caso tuo.

Hai imparato la lezione, la prossima volta non mancherai di adottare quell’albero ma per questa volta sarà tutta la Comunità ad aiutarti, dandoti la possibilità di richiedere all’agricoltore di inviarti la sua frutta utilizzando i campi degli altri utenti. Anche in questo caso, i passi sono semplicissimi:

  1. Accedi al tuo account,
  2. Seleziona nel menù in alto l’opzione “Richiedi frutta” a destra de “Le mie Adozioni”
  3. Clicca su “Dalla comunità“.

Se l’opzione  è attiva, potrai richiedere la quantità di frutta desiderata selezionando il pacchetto che preferisci. In tal caso, però, l’apporto richiesto dall’agricoltore sarà leggermente superiore al costo di adozione, in quanto non possiedi l’albero.

Anche in tal caso, potrai richiedere tutta la frutta che vuoi finché l’opzione sarà visibile nel tuo account.

Ricorda che per qualsiasi informazione, puoi sempre contattarci allo 02 80889907 o al 342 8484581 dal Lunedì al Venerdì, dalle 09:30 alle 18:30 oppure scrivendoci ad info@biorfarm.com, ti risponderemo in 24 ore. 

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SANA Novità Award 2018: in palio gli alberi di Biorfarm!

Le ferie sono finite, ma il nostro entusiasmo non è compromesso perché questa settimana saremo a Bologna per partecipare per la quarta volta consecutiva al SANA, il Salone Internazionale del Biologico e del Naturale.
Dal 7 al 10 settembre, saremo presenti con un grande spazio espositivo in cui non vediamo l’ora di accogliere i visitatori della fiera: abbiamo preparato tante sorprese per chi verrà a trovarci.
Inoltre, anche quest’anno Biorfarm sarà Sponsor Ufficiale del SANA Novità Award, premiando i vincitori con ben 6 dei nostri alberi.

Ma adesso procediamo a raccontarvi tutto con ordine.

SANA Novità Award 2018

 

Il SANA Novità Award è il premio destinato ai 3 prodotti considerati più innovativi nel proprio settore. Sarà il pubblico a sceglierli, uno per ogni categoria della manifestazione: Alimentazione biologica, Cura del corpo naturale e bio, Green lifestyle.

Si aggiungerà il premio #BloggerforSANA, conferito sempre ad un prodotto per ogni categoria e scelto dalle blogger ufficiali della fiera per originalità o packaging accattivante.

Sei vincitori in tutto, che avremo il piacere di premiare con i nostri alberi e tanta buona frutta biologica!

La cerimonia di premiazione si svolgerà domenica 9 settembre e sarà come sempre presieduta dal fondatore di Biorfarm Osvaldo De Falco, ma quest’anno c’è una novità! Le pergamene saranno consegnate ai vincitori proprio dai nostri agricoltori. Così l’albero verrà regalato ai nuovi farmer digitali direttamente da chi si dedica quotidianamente alla cura degli alberi da frutto e ci permette di metterli a disposizione dei nostri utenti.

 

 

Che cos’è il SANA: guida all’edizione 2018

Il SANA quest’anno festeggia i suoi 30 anni e si conferma essere la manifestazione leader in Italia nel settore dei prodotti biologici e naturali. E’ un’ottima opportunità per gli operatori professionali per allargare il loro network, scoprire le novità del mercato e partecipare ad interessanti occasioni di approfondimento come convegni, conferenze e workshop.

Quest’anno il numero dei padiglioni sale da cinque a sette: quattro per il settore dell’Alimentazione biologica con pasta, cereali, dolci, miele, oli, conserve, bevande e tanti altri alimenti biologici; due per il settore Cura del corpo naturale e bio con cosmetici, integratori e altri prodotti biologici e naturali per la bellezza e la cura della persona; uno per il settore Green lifestyle articolato in sette aree diverse: Home&Office, Mom&Kids, Mobility, Clothing&Textiles, Pet&Garden, Hobby&Sport e Travel&Wellness.

Il padiglione in cui è presente la sezione Green Lifestyle ospita altri due ambienti molto interessanti: il SANA Shop in cui poter acquistare una vasta gamma di articoli biologici e naturali e il VeganFest con conferenze, degustazioni, cooking show, vegan food e bio cosmesi.

A completare il ricco programma del SANA 2018, oltre il SANA Novità Award, anche i convegni di SANA Academy sugli argomenti di maggiore attualità per i professionisti del settore, l’Osservatorio SANA con la presentazione dei dati più recenti sul mondo bio e SANA City, una serie di incontri ed eventi green che avranno luogo in varie aree della città di Bologna.

Vieni a trovarci al nostro stand e vinci anche tu!

All’inizio dell’articolo abbiamo accennato alle sorprese che abbiamo preparato per i visitatori del SANA 2018 e adesso è arrivato il momento di scoprirle. Il nostro spazio sarà facile da trovare, proprio all’interno del SANA Novità.

Innanzitutto i nostri agricoltori non saranno presenti soltanto durante la premiazione della domenica, ma al nostro stand potrete chiacchierare con loro e tempestarli di domande. Saranno felici di raccontare la storia della loro azienda, le particolarità dei loro frutti, il loro rapporto con il biologico e con Biorfarm.

E soprattutto ci divertiremo insieme. Abbiamo ideato e realizzato appositamente per il SANA 2018 un gioco sui nostri tablet semplice, ma che sicuramente stimolerà la vostra vena agonistica! Ognuno otterrà un proprio punteggio e la classifica verrà pubblicata qualche giorno dopo sulla nostra pagina Facebook: i primi tre classificati vinceranno uno dei nostri alberi! Ma la sorpresa più grande è che tutti i partecipanti vinceranno qualcosa! Basterà giocare con noi per ricevere uno dei nostri frutti da gustare sul momento o da portare a casa e un codice sconto per adottare un albero bio. Ma non è finita qui: se si deciderà di adottare un albero sul momento, si avrà in omaggio anche un gadget a sorpresa in linea con Biorfarm e con il SANA.

Ovviamente il team di Biorfarm sarà a vostra disposizione per tutti e quattro i giorni della fiera, per soddisfare tutte le vostre curiosità e scambiare con voi pensieri, opinioni e piacevoli chiacchiere.

 

Speriamo di avervi convinti a venirci a trovare, vi aspettiamo!

Clicca qui per visitare il sito ufficiale del SANA

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fico d'india

Fico d’India Bio giallo, rosso e bianco: nuovi frutti dalla Sicilia!

La famiglia dei piccoli agricoltori bio di Biorfarm si allarga con l’Azienda Agricola Bruno. In provincia di Enna, tra le colline siciliane, a 700 m di altitudine, Rosa e Francesco coltivano con antiche tecniche agricole una delle eccellenze locali: il Fico d’India.

La sua appartenenza alla famiglia dei cactus, lo rende molto diverso dagli altri alberi da frutto. Scopriamo tutte le curiosità di questa pianta particolare e dei suoi frutti!

Il Fico d’India ha origini antichissime: gli Aztechi lo consideravano addirittura sacro. Nasce in Messico e si diffonde in Europa dal 1493.

E’ una pianta succulenta arborescente che può raggiungere 4-5 metri di altezza.

Il fusto è composto dai cosiddetti cladodi, piatti e ovaliformi, che intorno al quarto anno d’età si lignificano dando vita a un vero e proprio tronco. I cladodi garantiscono la fotosintesi clorofilliana. Infatti, le foglie del Fico d’India sono lunghe appena qualche millimetro e sono effimere.

Ogni cladode ha circa 150 areole, il cui tessuto si può differenziare in spine e glochidi. Le spine sono biancastre, solidamente impiantate e lunghe da 1 a 2 cm. I glochidi sono spine sottili lunghe alcuni millimetri, di colore brunastro, che al contatto si staccano facilmente.

I fiori sono di colore giallo-arancio. All’inizio ce n’è uno per cladode, poi si arriva fino a una trentina.

Ma passiamo adesso alla cosa più interessante per gli agricoltori digitali di Biorfarm: i frutti!

La location dell’Azienda Agricola Bruno è particolarmente adatta ad una maturazione tardiva dei Fichi d’India. Si ricorre allaScozzolatura, una tecnica completamente manuale che prevede l’eliminazione dei primi frutti nel mese di Giugno, in modo da stimolare la seconda fioritura. Così si ottengono Fichi d’India più grossi, succosi e saporiti: i cosiddetti “Bastardoni”.

La vera notizia è che non parliamo di un nuovo frutto bio, ma di ben tre nuovi frutti bio! Infatti, i Fichi d’India coltivati da Rosa e Francesco sono di tre tipi: gialli, rossi e bianchi. Scopriamoli insieme uno per uno!

Fico d’India giallo Bio (varietà Sulfarina)

 

SCHEDA TECNICA

Colore: giallo
Forma: ovoidale
Polpa: morbida e succulenta
Gusto: dolce
Periodo di raccolta: da inizio ottobre a metà novembre
Segni particolari: è la varietà più diffusa

Clicca qui per adottare un Fico d’India giallo Bio.

 

Fico d’India rosso Bio (varietà Sanguigna)

 

SCHEDA TECNICA

Colore: rosso rubino
Forma: ovoidale
Polpa: friabile
Gusto: molto dolce
Periodo di raccolta: da inizio ottobre a metà novembre
Segni particolari: ha una quantità di semi inferiore alle altre varietà

Clicca qui per adottare un Fico d’India rosso Bio.

 

Fico d’India bianco Bio (varietà Muscaredda)

 

SCHEDA TECNICA

Colore: bianco
Forma: ovoidale
Polpa: croccante
Gusto: dolce e saporito
Periodo di raccolta: da inizio ottobre a metà novembre
Segni particolari: è la varietà più pregiata

Clicca qui per adottare un Fico d’India bianco Bio.

 

Non sai quale scegliere?

Non vuoi rinunciare ad assaggiare le tre diverse varietà dei Fichi d’India?
Il mix è la scelta che fa per te!
Darai il nome ad un solo albero, ma gli agricoltori raccoglieranno per te le altre due varietà dagli altri alberi del campo!

Clicca qui per adottare un Fico d’India Bio e ricevere un mix delle tre varietà.

Lo sapevi che…?

La buccia del Fico d’India è ricoperta in parte da spine. Per sbucciarlo senza pungersi, occorre tenerlo fermo con una forchetta, con un coltello tagliare le due estremità, inciderlo per la sua lunghezza e farlo rotolare sulla sua buccia.

I frutti contengono fibre che aiutano a dimagrire e flavonoidi utili a rinforzare la memoria.
Inoltre, sono un vero e proprio magazzino di sostanze nutritive: potassio, magnesio, calcio, fosforo, vitamine A e C.

La polpa ha effetti benefici sulle scottature.

I Fichi d’India possono essere conservati in frigorifero addirittura per 2 mesi dopo la raccolta.
Ma i nostri agricoltori consigliano di non farli maturare troppo e di consumarli entro 15/20 giorni: in questo modo, non perderanno il loro gusto originale.

 

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Nuovi alberi bio, pesca

Mela Royal Gala, Pera Williams e Pesca Gialla: i nuovi alberi Bio!

Direttamente da Lagnasco, in provincia di Cuneo, vi presentiamo i fratelli Brero, gli ultimi arrivati nella grande famiglia di piccoli agricoltori Bio parte di Biorfarm!

Nonostante la storia di questi due fratelli piemontesi risulti piuttosto affascinante a chiunque la ascolti, quest’articolo ha come protagonisti le loro piante ovvero i nuovi alberi Bio da adottare e da aggiungere ai vostri campi.

Pronti a scoprirli? Analizziamoli brevemente singolarmente:

 

Mela Royal Gala Bio

La Mela Royal Gala nasce in Nuova Zelanda nel 1930, da un incrocio delle varietà Golden Delicious e Kidd’s Orange.

A poco a poco ottiene una popolarità crescente nel resto del mondo.

In Italia è tra le varietà di mele più diffuse, soprattutto nell’arco alpino.

Contiene un’elevata quantità di vitamine, soprattutto di vitamina C, che favorisce l’assimilazione del ferro, facilita il processo di cicatrizzazione e aumenta la concentrazione di anticorpi.

 

 

 

SCHEDA TECNICA

Colore: giallo chiaro con striature rosso vivo.
Forma: tondeggiante.
Polpa: bianco-giallastra, croccante e succosa.
Gusto: dolce e poco asprigno.
Periodo di raccolta: Settembre, Ottobre e Novembre.
Segni particolari: è la mela preferita dai bambini.

Clicca qui per adottare un albero di Mela Royal Gala Bio.

 

 

Pera Williams Bio

Pera williams

Ha origini inglesi ed è molto antica: nasce nel ‘700.

Prende il nome dal giovane imprenditore che decise di investire nella sua produzione utilizzando i suoi risparmi per acquistare un lotto di terreni coltivati.

E’ una delle varietà di pera più diffuse e più conosciute, anche in Italia.

E’ tra frutti ideali per chi vuole mantenersi in forma: ha meno di 30 calorie per ogni etto. 

 

 

 

SCHEDA TECNICA

Colore: dal verde al giallo, in base allo stato di maturazione.
Forma: cidoniforme, “a fiaschetto” nel lessico comune.
Polpa: bianca, soda, compatta e molto succosa.
Gusto: dolce, soprattutto nello stato avanzato di maturazione.
Periodo di raccolta: fine Agosto, Settembre e Ottobre.
Segni particolari: è perfetta per il consumo fresco, ma la polpa è molto adatta anche alla trasformazione in frutta sciroppata e alla preparazione di succhi, marmellate e dolci.

Clicca qui per adottare un albero di Pera Williams Bio.

 

Pesca Gialla Bio


 

Dalla Cina arriva in Persia e, grazie ad Alessandro Magno, si diffonde in tutto il bacino del Mediterraneo.

Contiene carotenoidi che nell’organismo si trasformano in vitamina A, fondamentale per la produzione di melanina, per la vista, le ossa, i denti e le difese immunitarie. 

 
 
 
 

SCHEDA TECNICA

Colore: giallo aranciato, con un sovracolore rosso piuttosto marcato.
Forma: varia da rotonda a oblunga.
Polpa: giallo intenso, carnosa e succosa, croccante o morbida a seconda dello stato di maturazione.
Gusto: molto dolce.
Periodo di raccolta: fine Luglio e inizio Agosto.
Segni particolari: non va acquistata acerba perché la maturazione in casa provoca perdita di turgore e profumo.

A breve sarà possibile adottare un albero di Pesca Gialla Bio.

 

Pronti a diventare i genitori di questi nuovi alberi Bio?

 

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Biorfarm: la parola ai nostri Biorfarmers. La storia di Monica.

Si sono appena concluse le ultime spedizioni dell’anno delle Albicocche  Bio di Antonella. Questi dolci frutti estivi sono stati particolarmente apprezzati da tutta la community di Biorfarm. Ma non solo. Hanno risvegliato ricordi d’infanzia in molti dei membri della nostra comunità. Hanno creato sentimenti ed emozioni tali da spingere in più di un caso a condividerli con noi in vari messaggi.

E’ questo il caso di Monica, una nostra cliente diventata immediatamente un’amica. Monica si è subito sentita coinvolta dal progetto di Biorfarm, avendo trascorso vent’anni della sua vita in campagna. Dopo aver ricevuto le Albicocche del suo campo, ha condiviso con noi la sua storia. Ci ha raccontato quello che ha imparato sul campo e ci ha svelato la ricetta della sua confettura.

La sua storia era così coinvolgente che non ci abbiam pensato due volte a condividerla con voi.

Ecco la chiacchierata con Monica!

Ciao Monica, per noi di Biorfarm è comune chiacchierare in maniera così aperta con i membri della nostra Comunità. Ma la tua storia ci ha particolarmente colpiti. Per iniziare, ti va di raccontarcela? Come è nato il tuo legame con l’agricoltura e le albicocche in particolare?

Ho vissuto per vent’anni in campagna, nei pressi di Ferrara in Emilia Romagna. I miei genitori avevano un frutteto e durante l’estate raccoglievamo la frutta. Avevo 12 anni quando ho iniziato ed era faticoso. Si iniziava molto presto al mattino, anche alle 5:30, con le pesche con buccia pelosa. Verso le 12:00 si interrompeva, il troppo caldo pizzicava la faccia. Si poteva ricominciare anche verso le 16:30-17:00 fino alle 20:00-20:30.

Vi confesso che all’inizio l’avevo trovato un po’ ingiusto. Tutti i miei amici erano in vacanza ed io lì a faticare… Ma alla fine poi la natura ti conquista! Vedere gli alberi che sopportano la siccità, le bufere, la tempesta ed il gelo, a seconda delle stagioni, ti porta ad avere continuamente davanti agli occhi un esempio tangibile di come si devono affrontare le avversità.

Purtroppo nella mia zona non era possibile praticare il Biologico: nei campi attorno al nostro frutteto venivano coltivate altre colture ed il vento poteva contaminare la nostra frutta poiché siamo in pianura. A quel punto mio padre ha praticato la lotta integrata, quindi una drastica riduzione dell’uso di fitofarmaci, non potendo però certificare come “bio” i nostri prodotti.

L’agricoltura biologica deve essere compresa da chi ne vuole essere fruitore.

Sappiate che in un albero la fioritura, l’impollinazione e la maturazione dei frutti non avvengono mai in contemporanea: le piccole aziende a conduzione familiare passano più volte a raccogliere i frutti maturi.

Confermi l’impressione che avevamo avuto: sei espertissima. Ti va di condividere con gli altri utenti di Biorfarm come scegli e conservi le tue Albicocche, uno dei frutti più delicati in natura?

Prima di tutto ci tengo a farvi sapere che la frutta profuma. Quando la scegliete, badate a questa importante caratteristica. Se si tratta di albicocche raccolte al giusto grado di maturazione o un po’ acerbe, ma non sottoposte a refrigerazione, allora, come giustamente consigliato anche da voi nella brochure, è bene evitare di porle vicino alle mele. Separate le più mature da quelle un po’ più acerbe e ponetele in frigorifero.

Questi consigli comunque non sono validi soltanto per le Albicocche. Anche le Pere, ad esempio, devono essere mantenute lontane dalle Mele, si rischia di forzare la maturazione.

Quindi confermi i nostri consigli, bene! Ma che succede invece per i frutti meno fortunati e più sensibili? Anche in quel caso, hai qualche consiglio in particolare?

Sì, può capitare che la buccia di un frutto venga lesionata per la grandine, la beccata di un uccello, una ramatura, una botta o semplicemente il succo acido prodotto da un altro maturo. Non è tutto da buttare!

E’ bene lavare i frutti, tamponarli e tagliare con un coltello la parte contaminata. Questa di solito è di colore marrone scuro: va tolto almeno mezzo centimetro in più per sanare la zona. Ed ecco che sono pronti per essere mangiati!

Tenete presente che se sul frutto dovesse esserci presenza di muffa, la riconoscete per il suo colore verdolino o biancastro o perché presenta dei piccoli filamenti. In quel caso, è meglio buttarlo perché sono presenti delle micotossine pericolose per la salute.

Wow, questo sì che è un consiglio prezioso. Fortunatamente la muffa non è un nostro problema. Veniamo ora al lato goloso della chiacchierata. Ci hai inviato delle foto della tua confettura, ci racconti i tuoi trucchi?

Dopo aver sanato le albicocche, possono essere tagliate a pezzettoni e messe in una pentola capiente, con fondo spesso, sul fuoco basso. Si aggiunge poco zucchero, tenendo presente che una volta raffreddata il “dolce” si sentirà molto di più.

Appena avrà raggiunto il bollore si potrà conteggiare all’incirca una mezz’oretta, mescolando spesso perché non si attacchi alla pentola, meglio se con un cucchiaio di legno. Attenzione perché potrebbe un po’ schizzare quando la si mescola. E’ per quello che la pentola deve essere capiente e il cucchiaio di legno, oltre a scivolare meglio sul fondo, è dotato di un manico lungo.

Come anticipavo prima, la quantità di zucchero per le confetture è soggettiva: se la frutta è molto dolce possono bastare anche 50 gr su 1kg di frutta. Diventerebbe una sana proposta per la colazione del mattino!

Visto che non ci sono conservanti, poi è bene conservarla in frigorifero e consumarla in un breve periodo. Per la confettura che si può conservare nei vasetti, va aumentata la quantità di zucchero sino ad un terzo o alla metà del peso della frutta e del suo grado zuccherino (cioè quanto sentiamo dolce la frutta che stiamo usando).

Se non dovessimo avere il tempo per le “conserve della nonna”, allora possiamo mettere le albicocche sanate in un sacchetto in freezer. In futuro si potrà realizzare un frappè o una simil-granita siciliana!

Le stesse indicazioni sono valide di massima per tutti i tipi di frutta.

                                                           

Queste ricette con le albicocche ci stanno facendo venir fame. Grazie Monica e non smettere mai di darci consigli. A presto!

Grazie a voi, a presto.

 

Abbiamo deciso di condividere con voi la storia di Monica in quanto incarna per noi il vero spirito di Biorfarm. L’aver ricevuto le Albicocche da Antonella, sentirsi così a vicina a lei e alla sua storia da ricordarsi della sua infanzia, rappresenta per noi un primissimo obiettivo raggiunto: i nostri piccoli agricoltori ed i nostri utenti, un’unica grande famiglia.
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Falso bio

Falso bio: sequestrate 15 tonnellate di prodotti in tutta Italia

Nell’articolo precedente abbiamo parlato del significato del termine “Bio” e dell’importanza della certificazione biologica. Non possiamo dunque rimanere indifferenti davanti alla recente notizia che Il Fatto Quotidiano ha pubblicato il 13 giugno 2018 sul “falso bio“. Si tratta di un maxi sequestro di prodotti immessi sul mercato e spacciati per biologici.

Cos’è successo?

I carabinieri hanno controllato i prodotti di 45 aziende italiane, dal Nord al Sud. Il risultato? 15 tonnellate di alimenti non disponevano dei criteri necessari all’ottenimento della certificazione biologica. Inoltre, sono emerse diffuse irregolarità amministrative che non rendevano possibile l’identificazione e la provenienza della merce. L’ammontare totale delle sanzioni è stato pari a circa 15.500 €.

Quali alimenti si sono rivelati un “falso bio”?

Emilia Romagna: erbe aromatiche, frutta secca e prodotti ittici.
Abruzzo: uova.
Campania: verdura, ortaggi, salumi, formaggi e passate di pomodoro.
Sicilia: pasta.

Perché sono stati effettuati questi controlli?

  1. Per tutelare i produttori e gli agricoltori onesti che svolgono un lavoro regolare e controllato.
  2. Per tutelare i consumatori e garantire loro un cibo sano e sicuro.
  3. E per tutelare l’economia italiana, considerando che il biologico ha registrato un aumento dei consumi.

Quali le conseguenze di questa truffa alimentare?

Il “bio” può essere considerato ormai un trend di massa. Ad oggi, le famiglie italiane che imbandiscono la propria tavola con prodotti biologici sono circa 20 milioni. Coldiretti afferma che il “falso bio” colpisce 6 italiani su 10 che nell’ultimo anno hanno messo nel carrello della spesa prodotti bio. Inoltre, è minacciato il primato dell’Italia in Europa e il lavoro di oltre 72mila operatori con un mercato che supera i 2,5 miliardi di euro in valore.

Cosa ha permesso una frode di così grandi dimensioni?

  1. Verifiche sui campi rare e superficiali.
  2. Conflitto di interesse rappresentato dagli organi di controllo pagati dagli stessi produttori.

Attenzione alle truffe sulle truffe!

Spesso, notizie riguardanti il mondo del biologico hanno generato eccessivi allarmismi. Le informazioni diffuse erano inesatte o imprecise. Infatti, è bene sottolineare in questo caso che non tutti i prodotti incriminati possono definirsi a tutti gli effetti un “falso bio”. Alcuni di essi presentavano una non conformità nella denominazione dell’etichetta, ma gli ingredienti erano comunque biologici. Altri prodotti erano in “fase di conversione”, cioè coltivati con il metodo biologico, ma ancora privi di certificazione. Quindi è certamente scorretto denominarli “bio”, ma non si tratta di prodotti contenenti sostanze chimiche. Inoltre Oreste Gerini della “Direzione generale della prevenzione e del contrasto alle frodi agro-alimentari del ministero delle Politiche agricole” ha segnalato una fake news: arance convenzionali spacciate per biologiche in realtà erano arance egiziane spacciate per italiane, quindi si può parlare sicuramente di frode, ma non ha nulla a che vedere con il mondo “bio”.

Cosa fare per difendersi dal “falso bio”?

  1. Scegliere il biologico locale. Il “bio” di importazione è generalmente di qualità molto inferiore. Buona parte dei Paesi, soprattutto extraeuropei, autorizza l’uso di sostanze che in Italia sono vietate.
  2. Acquistare direttamente dal produttore. Conoscere chi e in che modo si prende cura degli alimenti che portiamo in tavola permette l’instaurarsi di un rapporto di fiducia che ci garantisce maggiore protezione.
  3. Non farsi ingannare dal “bello”. Un prodotto biologico è imperfetto nella forma e nel colore e non ha dimensioni omogenee perché non vengono utilizzate sostanze chimiche per renderlo bello e perfetto.
  4. Utilizzare App e Database che accorrono in nostro aiuto. L’app Icea Check Food dell’Istituto certificazione etica e ambientale (Icea) permette di ricercare gli additivi presenti nei prodotti che abbiamo acquistato per capire se sono compatibili con il metodo di produzione biologico. Data Bio consente di verificare l’attendibilità delle aziende e di tracciarne tutti gli alimenti. Bio Bank fornisce un elenco completo dei produttori e dei negozi certificati.
  5. Verificare l’etichetta. E’ obbligatoria la presenza di una foglia stilizzata composta da 12 stelle bianche su fondo verde o nero, della nazione o zona di provenienza, del metodo di produzione (bio), del codice dell’azienda produttrice, del marchio, del nome e del numero di autorizzazione di uno degli enti di certificazione autorizzati dal Ministero delle politiche agricole.

 

Occhi aperti per difenderci dal “falso bio” e dalle “fake news”. Tuteliamo noi stessi e il lavoro dei produttori bio!

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Etichetta-bio

“Frutta Certificata Bio”: cosa significa e quali sono i vantaggi?

“Bio” è l’abbreviazione di “Biologico” ed è un termine che ormai incontriamo spesso nel nostro linguaggio comune, ma che non sempre viene utilizzato in maniera corretta. I nostri agricoltori sono “bio” e per questo motivo ci tenevamo a dedicare la dovuta attenzione a questa “etichetta”.

Perché un prodotto Biologico certificato si differenzia da uno prodotto con modalità convenzionali e come?

Qualsiasi prodotto Biologico è caratterizzato da processi di produzione molto diversi da quelli che caratterizzano l’agricoltura convenzionale. Tra le principali differenze vale la pena menzionare:

  • Assenza di sostanze chimiche di sintesi, quali concimi, diserbanti, anticrittogamici, insetticidi, pesticidi in genere, e di organismi geneticamente modificati (OGM).
  • Utilizzo di fertilizzanti naturali come letame e altre sostanze organiche compostate. Viene usato anche il “sovescio”, una tecnica che consiste nel sotterrare dopo la raccolta piante che arricchiscono il terreno, come trifoglio, senape, favino.
  • Utilizzo di sostanze naturali vegetali, animali o minerali, per difendere le colture in caso di necessità. Estratti di piante, insetti predatori di parassiti, farina di roccia o minerali naturali sono in grado di correggere struttura e caratteristiche chimiche del terreno e combattere le “erbacce”.

Esistono anche alcune tecniche utilizzate dall’agricoltura biologica per provvedere alla difesa delle colture in via preventiva:

  • Rotazione delle colture (per cereali e ortaggi): bisogna evitare di coltivare per più stagioni di seguito la stessa pianta sullo stesso terreno. In questo modo, si impedisce ai parassiti di trovare nuovamente ambienti favorevoli in cui proliferare. E inoltre si sfruttano anche le sostanze nutrienti presenti nel terreno in modo meno intensivo e più razionale.
  • Piantumazione di siepi e alberi: oltre a preservare il paesaggio, ospitano i predatori naturali dei parassiti e fungono da barriera fisica ad eventuali inquinamenti esterni.
  • Consociazione: si tratta della coltivazione di piante differenti, l’una sgradita ai parassiti dell’altra.

Cos’è la certificazione biologica? E cosa fare per ottenerla?

Avete presente il marchio “bio” che trovate sulle confezioni dei prodotti e che garantisce l’origine biologica degli stessi? È un’etichetta che possono applicare soltanto le aziende provviste di certificazione biologica, rilasciata in Italia da uno degli organismi di controllo autorizzati dal Ministero delle politiche Agricole Alimentari e Forestali.
Per ottenerla, occorre:

  • inviare a questi organismi di controllo i documenti relativi alla propria attività;
  • notificare alla Regione l’avvio della procedura;
  • attendere la fine del periodo di conversione

Da quel momento è indispensabile, in ogni fase del percorso di produzione, seguire tutte le regole previste dalla normativa, che presentano nel dettaglio le sostanze e le tecniche consentite che abbiamo nominato in precedenza.

Cos’è il “periodo di conversione”?

Dalla data di notifica fino all’ottenimento della certificazione biologica, è possibile utilizzare il marchio “in conversione all’agricoltura biologica”. Questo periodo di transizione di solito ha una durata di 2-3 anni ed è necessario per fare in modo che i terreni, le agricolture e tutti i processi produttivi siano completamente decontaminati da qualsiasi sostanza chimica di sintesi o prodotti OGM.

Bisogna fidarsi solo della certificazione biologica?

Sicuramente esistono agricoltori che coltivano prodotti sani nel rispetto dell’ambiente anche senza possedere la certificazione biologica. Se li conosciamo personalmente, è facile fidarsi di loro. La maggior parte delle volte, però, non possediamo informazioni sulle sostanze o sui metodi da loro utilizzati e dunque la certificazione biologica è l’unico modo per essere certi della natura “bio”.

“Bio” significa ovunque la stessa cosa? Anche all’estero?

Non proprio. L’agricoltura biologica è disciplinata con rigore dai regolamenti CE n.834/07 e 889/08. In Italia la normativa sul “bio” è più rigida rispetto agli altri Paesi europei, soprattutto per quanto riguarda la contaminazione accidentale. Se in Italia un prodotto “bio” viene accidentalmente contaminato da sostanze non ammesse, non è venduto come biologico. In altri Paesi, invece, sì.

Perché un prodotto “bio” è più costoso?

  • I fertilizzanti naturali hanno un costo maggiore rispetto a quelli di sintesi.
  • Il raccolto è di quantità inferiore.
  • Per tenere sotto controllo le piante infestanti si impiegano mezzi meccanici e fisici generalmente molto onerosi.
  • I costi di distribuzione incidono in misura sensibile, anche se le possibilità che scendano sono notevoli considerando che i trend di diffusione del biologico sono in crescita.

Però, se considerassimo i danni causati all’ambiente dall’agricoltura chimica, il costo degli alimenti bio sarebbe decisamente inferiore rispetto a quelli convenzionali.

Sapevi che… l’uso abituale di alimenti “bio”, soprattutto nel bambino in fase di crescita, garantisce una migliore qualità del sangue e una minore quantità di tossine da smaltire?

Ogni volta che consumi un prodotto con l’etichetta “bio”, stai contribuendo attivamente alla salute dell’uomo e dell’ambiente!

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ambiente

Ambiente: l’importanza di una giornata dedicata!

Il 5 giugno si celebra la “Giornata Mondiale dell’Ambiente”.

Adozione di alberi. Frutta bio. Esclusione di qualsiasi sostanza di sintesi chimica nella coltivazione. Raccolta e spedizione nell’arco dello stesso giorno. Questi sono da sempre i marchi di fabbrica di Biorfarm!

E così, è facile immaginare che quando sentiamo parlare di “Giornata Mondiale dell’Ambiente”, ci sentiamo ampiamente coinvolti. Il tema dello scorso anno scelto dall’ONU era “Connettere le persone alla Natura”. Noi cerchiamo di fare proprio questo, accorciando la filiera e mettendo in contatto diretto il consumatore con l’agricoltore. Inoltre forniamo anche la divertente possibilità di raccogliere da sé la frutta dall’albero adottato.

Il tema della “Giornata Mondiale dell’Ambiente” di quest’anno è invece “Lotta alla plastica monouso” (link). Siamo rimasti sconcertati nel leggere che annualmente circa 8 milioni di rifiuti plastici devastano gli oceani sterminando intere specie animali. Ancora più sconcertante è prendere consapevolezza che la colpa è di tutti. Infatti, nel mondo ogni minuto vengono acquistate 1 milione di bottiglie di plastica. Di queste, soltanto una piccola parte viene riciclata poiché è un materiale molto difficile da recuperare. Il Paese che nel 2018 ospiterà questa giornata dedicata all’ambiente è l’India, ottimo esempio per tutti, essendo una delle nazioni con il più alto tasso di riciclaggio al mondo.

Plastica

La ricorrenza è stata istituita dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite nel 1972 (link). Da allora, si pone l’obiettivo di sensibilizzare i governi e la popolazione sulle grandi tematiche ambientali. L’errore più grave che possiamo commettere è pensare di essere impotenti davanti ad un problema così grande. Tutti nel nostro piccolo possiamo fare qualcosa per tutelare la natura.

E anche Biorfarm si è rimboccata le maniche per l’ambiente!

Per le nostre spedizioni, abbiamo scelto soluzioni che garantissero la freschezza del frutto appena colto e al tempo stesso il rispetto dell’ambiente e della natura. Così, i nostri box in EPS riciclabili, che ci consentono di garantire una freschezza di 72 ore, sono gli unici smaltibili nel contenitore della plastica. Le altre nostre soluzioni sono: i box riciclabili e smaltibili nel contenitore della carta, le chips biodegradabili e smaltibili nel contenitore dell’organico e il ghiaccio gel che è addirittura utilizzabile all’infinito riponendolo nel freezer!

Il fondatore di Biorfarm Osvaldo De Falco sostiene che:

“L’idea di Biorfarm nasce in difesa della natura, sosteniamo i piccoli agricoltori e i loro frutti di qualità coltivati senza l’uso di sostanze chimiche. Stiamo cercando di completare la nostra lotta per la tutela dell’ambiente, non soltanto dal lato dei prodotti, ma anche da quello dei contenitori utilizzati per spedirli. Lavoriamo sempre per ridurre al minimo l’impatto ambientale e l’utilizzo di materiali di imballaggio. Utilizziamo principalmente contenitori di carta riciclata e riciclabile.

Anche se rappresenta uno dei nostri primari obiettivi, non siamo ancora riusciti ad eliminare totalmente la plastica. Il polistirolo continua a rivelarsi il compromesso migliore tra la garanzia di freschezza della frutta e il rispetto dell’ambiente, essendo totalmente riciclabile e composto per il 98% di aria. Ovviamente, tutta la filiera deve fare la sua parte, compreso chi riceve o porta a casa i contenitori in polistirolo, riciclandoli nel modo corretto, ovvero nel contenitore della plastica.

In Biorfarm siamo alla costante ricerca di soluzioni alternative all’EPS, che garantiscano isolamento termico adeguato. Stiamo valutando alternative come il “simil-polistirolo” derivante da alghe e funghi. Ci stiamo informando su innovativi sistemi di isolamento che prevedono esclusivamente l’utilizzo di carta riciclata. Tutto il resto del materiale che utilizziamo per le nostre spedizioni, comunque, è in parte smaltibile nel contenitore della carta, in parte nell’organico e il ghiaccio gel è riutilizzabile senza limiti. Sappiamo quanto è importante che ognuno di noi faccia la sua parte per proteggere il nostro pianeta e Biorfarm non si tirerà mai indietro in questa lotta!”

E voi? Pensate alle vostre azioni quotidiane e individuate quelle che possono in qualche modo danneggiare l’ambiente. Fatto? Adesso trovate un’alternativa e… “Save the nature, save yourself!”

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